Guardate questa immagine e dite la vostra opinione su ciò che vedete.

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Adesso leggete questa pagina: corrisponde alle vostre opinioni?

Qui sotto c’è una riflessione di Michele Faggi su ciò che avete appena visto/letto (il post originale è qui).

Rispondevo ad una signora, tale Beatrice angiola, che alla notizia commentata da “il dubbio” commentava a sua volta ” L’apparenza inganna,ma una guida reale la preferisco di gran lunga ad un applicazione virtuale..o il profumo di una brochure informativa. Ma ovvio su gusti e colori non si discute”

Il mio commento era il seguente:

“In alcune chiese c’erano e forse ci sono ancora quei dispositivi attivabili con una moneta che consentivano di ‘stare al telefono’ con un audio-video guida registrata. Erano totem pesantissimi e mi si consenta, demenziali, anche in relazione allo spazio di fruizione. Pesanti, obsoleti, totalmente alieni rispetto allo spazio empirico, avevano la stessa qualità negativa della televisione: costringevano ad una visione e comprensione passiva delle informazioni, per quanto si potesse attivare più di un percorso. Uno smartphone non avrà l’odore della carta ma con l’aiuto di applicazioni ben strutturate, può attivare processi cognitivi che vanno ben oltre l’odore della colla, della carta e dell’inchiostro; la brochure del resto non può offrire altri odori diversi da quelli, se ne ha sentiti altri è per quel romanticismo feticista che ci rende schiavi dei ricordi attraverso gli oggetti, con un attaccamento irrazionale che non è tanto diverso dalla pervasività della tecnologia. Se ne potrebbe discutere a lungo ma tra la pesantezza dei totem di cui sopra e la portabilità di uno smartphone credo che la seconda, se sfruttata con intelligenza, possa stabilire una relazione più proficua a istantanea con lo spazio ‘reale’. Difficile chiedere ad una brochure di assolvere funzioni didattiche che vadano oltre la lettura lineare di informazioni. Altrettanto difficile chiedere ad una guida umana di superare la forma frontale e collettiva della lezione, attivando un dialogo proficuo con tutti gli astanti. L’adozione delle LIM nelle scuole è figlia dei totem di cui parlavo; lontanissima dall’esperienza delle flipped classroom è parte di quel terrore tutto italiano per l’utilizzo di smartphone e tablet in aula, la scuola (in collaborazione con il business editoriale) si è inventata quesi mostri pesanti che procedono in direzione opposta rispetto alla tecnologia, sempre più leggera e portatile, installando nelle aule oggetti che non si possono trasportare a casa, inventandosi funzioni demenziali e mimetiche come la cimosa virtuale e che sostanzialmente non escono dall’esperienza monolitica e gerarchica dell’aula. Diversamente, l’utilizzo di smartphone con applicazioni open, consentirebbe di spendere meno soldi e di sfruttare i dispositivi come tali, ovvero veicoli per numerose forme del linguaggio , mentre attualmente si preferisce confinarli nello spazio delle numerose distrazioni inutili. Quando uno smartphone viene utilizzato per attività cognitive stimolanti, e quindi non viene percepito come un arma da puntare contro qualcuno (per esempio al cesso, luogo elettivo per gli episodi di bullismo prima ancora che diventasse cyber) credo che sia una piccola conquista, se poi non conserva lo stesso odore della carta, ce ne faremo una ragione e proveremo a considerarlo per quello che è: un mezzo”

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